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Nota diffusa dal Gruppo Cambiamo Messina dal Basso: <<La riapparizione del sindaco in occasione delle celebrazioni della Madonna della Lettera, accettata come se fosse normale che un primo cittadino sparisca per quasi un mese mentre la città è ancora sostanzialmente ferma, politicamente ed economicamente, alla “fase uno”, pone la necessità di una riflessione per capire dove sta andando la nostra città, e questo è il compito della politica, la grande assente in questa difficile fase della vita della nostra comunità.

Usciamo da una pandemia che, per etimologia, investe tutto il popolo. Così dovrebbe essere anche per la politica: al netto delle deviazioni meschine, non recenti ma connaturate all’egoismo ingordo dell’Umano, la politica quella nobile, quella “vera” (rispondente cioè alla sua vocazione più profonda) dovrebbe essere incontro dialettico finalizzato alla costruzione di un bene comune. Ci si interroga poi senza sosta su quali siano le forme possibili di questa dialettica, sulla bontà della democrazia, su maggioranze e minoranze, su voto e dibattiti, su cosa sia, in sostanza, questo “bene comune”, e su chi ne sia beneficiario; se esista, in fondo, un bene di tutti, o se la società non sia inevitabilmente solcata da interessi di parte, per cui di fatto la politica è lotta, e forse la democrazia – se avesse come suo fine una società più giusta – dovrebbe dispiegarsi come processo di liberazione degli oppressi. Ma al di là dell’astrazione di questi ragionamenti, il rischio di svuotamento della politica – complice anche il Coronavirus, con le conseguenti misure che scoraggiano l’aggregazione e l’incontro dei corpi – impone una riflessione sui rischi concreti di questa progressiva atrofia.

 Emergenza in città: sindaco urlante, sindaco onnipresente, sindaco sceriffo, sindaco sedicente salvatore; sindaco che si fa paladino della salvaguardia dei suoi concittadini scavalcando ruoli e competenze, sindaco che impone la sua voce unica con dirette senza contraddittorio, sindaco che minaccia chi gli si oppone, sindaco che alle angosce già vissute da ciascuno aggiunge il suo terrorismo psicologico e la sua violenza sbraidata.

 Fase due: il sindaco congeda il suo popolo dalle dirette (“Ora non avete più bisogno di noi”) e, quatto quatto, sparisce. Lo vediamo dopo giorni immortalato in un setting bucolico, a sciorinare nei post le sue omelie sul recupero della natura e della lentezza. Grazie, sindaco: peccato che le parti politiche a cui ti accompagni (pur facendo finta di essere contro la casta) sono quelle che storicamente hanno costruito il Sistema economico che la natura l’ha distrutta e la lentezza l’ha schiacciata con l’efficientismo consumista. Vabbè: chiederle coerenza sarebbe da illusi.

 Sorvoliamo pure sulle sue questioni personali e familiari.

Parliamo di politica, invece.

Dall’iperpresenzialismo abusante è passato all’assenza. Non ci manca, sia chiaro. Ci colpisce, però, quest’uso personalistico della politica: viene il sospetto che finché c’è da fare teatrino lui ci sia, in forma smagliante e riempendo ogni spazio; quando poi si tratta di tornare alla normalità, e dunque AMMINISTRARE… ops, la campagna lo chiama. E quindi in due mesi niente delibere, assenze ai consigli comunali, mancata rappresentanza della città metropolitana di Messina nelle sedi istituzionali. Guardiamo alle evidenze concrete, quelle che riguardano la vita materiale di noi abitanti della città: caos nei mezzi pubblici, città letteralmente invasa dall’immondizia, scerbature a rilento, minaccia di provvisoria privatizzazione delle spiagge, misure quasi nulle per la ripresa dell’economia locale.

 Cambiamo Messina dal Basso ha sempre avuto a cuore la partecipazione; e non si trattava solo delle forme codificate di presa delle decisioni: per quelle basterebbero anche dei click, ma forse la partecipazione è qualcosa di più profondo dello scontro a muso duro di tifoserie votanti.

 La precedente amministrazione ha pagato l’aver sdoganato nell’immaginario collettivo il concetto di partecipazione e di trasparenza: non si sono fatti sconti, e va bene così. Ma adesso? Cosa ne è, adesso, di quell’infuocato dibattito pubblico dove ogni azione o inazione dell’Istituzione veniva messa al vaglio di un popolo incazzato? Cosa ne è di quella parte di stampa che metteva alla gogna mediatica ogni frammento di azione politica dell’amministrazione? Cosa ne è del Consiglio Comunale che prima era il tribunale in cui si dibatteva di Kinder Bueno e giornate a Marzabotto?

 Dobbiamo essere vigili di fronte al rischio che le misure legate alla pandemia restringano ulteriormente i già precari spazi della partecipazione delle persone alla politica e al dibattito collettivo. Ma dobbiamo essere vigili anche di fronte all’illanguidirsi della critica. E se, storditi dalle urla di Cateno o travolti dalla mitraglia dei suoi blablabla, ci stiamo per caso abituando, svegliamoci: questa assuefazione ci potrebbe fare svegliare un giorno ancor meno liberi, ancor meno vivi.>>

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